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In una cripta, un solo altare di pietra nera.
Sopra di essa, un corpo coperto da un lenzuolo rosso.
Non respira, ma non può morire.
Ai lati, luce e odio, con lo stesso volto.
Una veste di lino consunto, l’altra di stoffa bruciata.
Luce- Io sono il giudizio, accendo la torcia sui morsi.
Ti sussurro, cosa ti ha fatto male.
Senza di me la piaga diventa carne, ti servo per non marcire viva.
Odio- Io sono la sentenza, spengo ogni voce che dice di perdonare.
Tengo il conto dei denti che ti hanno strappato, senza di me, la pietà ti seppellisce.
Ti servo per non morire docile.
Luce- Ricordi la notte dei vetri colorati?
Lui ti chiuse la bocca con la mano, io ti mostrai il segno sulle labbra, al mattino e ti dissi, che quella era la prova.
Tu piangesti, ma ci credesti.
Odio- Io ti tenni la mano mentre piangevi.
Ti dissi di ricordare il sapore del suo palmo sul tuo respiro.
Non dormisti, ma giurasti.
E il giuramento, tiene in piedi più di una spina dorsale.
Il lenzuolo si muove e sotto, qualcosa ansima.
Luce- Ora lui chiede perdono,
si è ginocchiato, ha offerto la gola.
Io ti dico che se perdoni, guarisci.
La luce non brucia i morti, solo i vivi che si fingono tarli.
Odio- Lui offre la gola perché sa che non taglierai.
La tua luce è tiepida, fa crescere la muffa sulle tombe.
Se io dico non colpire, il colpo ritorna.
L’odio non uccide, ma ricorda.
Luce- Se colpisce, la catena si salda. Carnefice e vittima, con lo stesso sangue.
Vuoi questo?
Odio- Se non colpisce, diventa tomba silenziosa, ordinata e con i fiori freschi ogni domenica.
Vuoi questo?
Silenzio.
Dalle pareti cola acqua nera, sa di ruggine e saliva.
Luce- Non posso cedere, se taccio, lei si perde nel buio e chiama amore ogni catena.
Odio- Non posso cedere, se taccio, lei si spegne nella luce e chiama pace ogni resa.
Il corpo sotto il lenzuolo si solleva.
Si siede, non ha volto, solo una bocca cucita.
Luce e odio, insieme, con la stessa voce:
Taglia il filo, o ingoia l’ago.
Ma scegli, perché la bocca cucita è l’unica colpa che non perdona.
Il lenzuolo cade, la cripta è vuota.
Rimane solo l’eco, della scelta non fatta.